Oggi voglio parlare di interventismo. Di quello che spesso le persone fanno nei confronti della propria persona: intervengono.
Partiamo dal presupposto che la mente è un pò come un bosco, un bellissimo bosco di quelli completamente naturali che si autoregolamenta spontaneamente. Dove anche quando avviene qualche incendio non bisogna intervenire perchè anche quello, anche se è un elemento difficoltoso, è parte di un’autoregolamentazione. Gli alberi cadono, i tronchi vengono riportati a riva, il mare si ripulisce. E così avviene in ogni ambito della natura: nei boschi, negli oceani… Sì, perchè anche quando l’oceano va in tempesta ha una sua funzione: serve per autoripulirsi. E così funziona anche la nostra mente. Spesso la nostra mente tende ad autoripulirsi. Casi emblematici sono quando una persona affronta un evento traumatico stressante e di notte lo sogna e lo risogna, si sveglia alle due e mezza della notte. Ecco i circuiti neuronali stanno cercando di fare quella pulizia, quell’onesta pulizia, spontanea e naturale. Dall’altra parte però oltre ad avere una mente naturale abbiamo una mente strutturata in modo schematico, che possiamo definire schemi di riferimento mentale. E qui avviene il nostro interventismo ossia creiamo delle regole ideative, strutturali che si riferiscono ad una particolare cultura di riferimento e utilizziamo queste regole -che sì è vero ci danno certezza- per andare contro il nostro processo naturale. A meno ché questo processo naturale non si accomodi a questi schemi di riferimento mentali che abbiamo acquisito durante la nostra crescita interagendo con il sociale. Ecco spesso questi riferimenti mentali, questi schemi mentali, questi regolamenti interiori non sono fatti per migliorare la nostra condizione di vita ma sono fatti per manipolare la nostra esistenza, manipolare le nostre emozioni. Ora, l’errore che molte persone commettono è esattamente quello di non utilizzare i propri pensieri per accompagnare il fluido o la spontanea fluidità delle nostre emozioni. Immaginate un fiume o un ruscello o un rivolo di montagna che scende. I nostri pensieri dovrebbero essere utilizzati per escogitare un modo per togliere il sasso o eventuali dighe mentre il fiume scende dalla montagna. Questa è la nostra funzione, non quella di deviare il fiume sulla base di un pensiero astratto. Ora, spesso non avviene così. Noi non lasciamo fluire le nostre emozioni senza intervenire. Noi le blocchiamo, le manipoliamo perchè partiamo sempre all’incontrario. In molti casi la variabile indipendente sono i nostri pensieri, le nostre regole e la variabile dipendente sono le nostre emozioni. Ecco perchè ripeto avvengono numerevoli violenze verso le nostre emozioni. E tutte le volte che interverremo sulle nostre emozioni accomodandole per una questione di comodità e di certezza alle nostre regole mentali, sbilanceremo un equilibrio e pagheremo il problema successivamente. Questo avviene anche in modo superficiale con i sintomi. Molte persone che hanno sintomatologie legate all’ansia commettono l’errore di volerle controllare, di volerle sottomettere, di volerle gestire -nessuno gli ha mai insegnato- di volerle soprattutto spiegare, di capire il perchè, cosa ci sta sotto. Nessuno gli ha insegnato che se esistono ci sarà pure un motivo, il tuo organismo ci sta dando dei segnali e nessuno ha insegnato a fare in modo che il tuo organismo, la tua sintomatologia prenda forma come le nuvole in cielo. Non opprimerla, non controllarla, ascoltarla, darle il benvenuto. E queste sintomatologie si sentirebbero libere e andrebbero nel verso spontaneo e naturale. E dopo un pò di tempo sparirebbero. Però noi vogliamo controllare, perchè non sappiamo dove andrà a finire tutto ciò, questo gioco, abbiamo questa maledetta abitudine di voler gestire gli eventi naturali sia di tipo fisico sia di tipo umanistico. Ci sono esempi molto più umanistici come dicevamo, al di là della sintomatologia ansiogena. Immaginate che per un momento una persona abbia un comportamento omosessuale. Fino a pochi anni fa l’omosessualità era definita una malattia. E sapete perchè? Semplicemente perchè non si accomodava a queste forme di schemi mentali di tipo culturale. E allora torniamo al problema: prima le regole e poi la spontaneità. Per me nell’omosessualità non c’è nulla di sbagliato: non è una sigaretta, che porta dei danni, è un comportamento. E invece di far fluire, insegnare alle persone a far fluire la propria individualità, la propria esistenza, il proprio modo di essere, gli abbiamo insegnato a giudicare questo modo di essere in relazione a delle regole culturali che il mondo ci ha insegnato. E siccome che l’omosessualità, forse ancora oggi, ma molti anni fa non si accomodava allo schema mentale di cosa buona e giusta veniva bollata come malattia, come sbagliato. E allora vediamo un sacco di ragazzi che invece di vivere qualcosa di naturale, di spontaneo iniziano a farsi delle violenze, a crearsi dei problemi e magari che ne so, cercano delle tentate soluzioni come quella di studiare nel mondo ecclesiastico. Oppure sopprimono, si sposano con una compagna di sesso femminile. Ma la verità è che ogni qualvolta tu violenti la tua natura pagherai il prezzo elevato all’ennesima potenza. Ora, per seguire questa strada bisogna imparare a destrutturare tutte quell’insieme di schemi di riferimento mentali basati sulla cultura, quell’insieme di sciocchezze che ci hanno insegnato e creare noi dei pensieri e delle strutture mentali fatte su misura per le nostre emozioni. Diventare liberi pensatori significa esattamente quello. Non sentirsi più in colpa per una cosa spontanea e naturale ma bensì cambiare il nostro modo di ragionare adattandolo alle nostre emozioni pulite, e libere e oneste. Detto questo, penso di aver detto abbastanza per oggi. Il diritto di essere se stessi. Non si impone alla natura quello che vogliamo o per comodità o per certezza. Perchè può funzionare per un pò di tempo. Quanto pensate possa funzionare, cementare un luogo dove poc’anzi c’era una pianta? Un anno, due, cento? Appena non ve ne sarete resi conto inizieranno a spuntare le prime foglie, il primo muschio e nel tempo di cinque o sei anni che voi smettete di cimentare ritorneranno le piante. Quindi è una guerra persa in partenza soffocare la nostra esistenza.
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