“Ciò che la fortuna non ha dato la fortuna non toglie”
Marco Aurelio
Capita spesso che le persone confondano alcuni malesseri emotivi e stati ansiosi con la malattia mentale.
Il disagio di vivere si esprime attraverso sintomi fisici e pensieri irrazionali.
La società nella quale viviamo, a partire dalla scuola per arrivare ad ambienti lavorativi e relazioni familiari, offre poco spazio all’espressione al confronto e all’ascolto di stati emotivi più complessi, come ad esempio la solitudine, il senso di abbandono, vergogna e ansia sociale.
L’educazione emotiva permette di differenziarsi come soggetto, conoscere le inclinazioni personali e divenire liberi pensatori. Parlare dei propri stati emotivi, averne consapevolezza, significa arricchire l’anima, trovare quello che desideriamo e ciò che ci potrà rendere veramente sereni. Questi comportamenti sono difficilmente realizzabili, in particolare per i ragazzi che crescono in condizioni culturali in cui i miti sono il successo, il denaro, la fama, e dove ogni cosa è mediata dal materialismo e dove tratti del carattere, quali la sensibilità, vengono interpretati come segni di debolezza. Si passa tutta la vita ad inseguire falsi obiettivi. Ci è stato insegnato che solo quando avremo tutto ciò saremo degni di essere riconosciuti. E per esistere dobbiamo essere riconosciuti.
Ci si chiede se questa società sia strutturata per creare liberi pensatori, oppure per omologare e creare sensi di colpa. La tentazione è quella di annullare o sedare emozioni spiacevoli, dolori e frustrazioni barattandoli con piaceri effimeri. Lo slogan è “non bisogna stare male”. E così si vedono persone imbottite di ansiolitici per manifestazioni di ansia che non sono altro che la punta di un iceberg di un malessere interiore.
E’ facile immaginare che a nessuno piaccia la sensazione di sentirsi solo, emarginato, rifiutato. Invece di scoprire questo stato d’animo e di affrontarlo, è più semplice sedarlo con un farmaco, o evitare di approfondirne le cause appagandolo con l’acquisto di beni materiali.
Prima di avere la barca è importante avere la bussola; i beni materiali danno immediata soddisfazione ma esauriscono la propria funzione in tempi molto brevi e lo stesso dicasi per i farmaci che consentono una risposta sintomatologica rapida, ma non risolvono la causa del malessere. Alla luce di queste considerazioni, appare molto più importante avere la consapevolezza dei propri stati d’animo, la bussola, appunto, delle proprie mancanze e delle singolari aspirazioni al fine di orientare la propria vita verso ciò che realmente gratifica e porta serenità e benessere.
novembre 11th, 2009 at 22:58
Mi trovo in accordo con te.
Pensa che in argentina dopo il crollo del benessere economico molte persone hanno riscoperto il bisogno di confrontarsi psicologicamente. Forse il benessere riempie quel vuoto di cui parli e che dovrebbe essere riempito diversamente.