lug 10

Oggi vorrei parlare di un diritto assertivo. Un diritto per me fondamentale.

L’assertività sappiamo tutti che è la capacità di esprimere i propri desideri, la propria individualità, rispettando se stessi tanto quanto si rispettano gli altri. Questo diritto lo possiamo definire diritto di autonomia di giudizio. Cioè possedere una propria autonomia di giudizio, ricordarci che noi soltanto abbiamo il diritto di giudicare il nostro comportamento, i nostri pensieri, le nostre emozioni e di assumere le responsabilità di queste accettandone le conseguenze.

Spesso infatti io, osservando e guardando nel sociale, noto sempre la tendenza da parte di molti a comformarsi a delle regole esterne, stabilite a volte da persone competenti, autorevoli e sembra che questo possa dare più tranquillità, più sicurezza.

In verità secondo me, prendere come punto di riferimento se stessi piuttosto che gli altri, aiuta a sviluppare maggiormente la propria individualità, la propria libertà. Anche se ciò significa commettere degli errori. Ma soltanto in questo modo possiamo iniziare a scoprire in realtà ciò che siamo e ciò che vogliamo. Ora. Si nasce, si cresce in un contesto sociale dove fino a quando siamo piccoli ci dicono cosa dobbiamo fare, cosa non dobbiamo fare, ci dicono che dobbiamo assomigliare il più possibile a quell’ideale piuttosto che a quella persona.. Quante volte ci siamo sentiti dire “questo non me lo aspettavo da te”, “la mamma sai che ti vuole bene se fai quello”, “mi piacerebbe che tu diventassi un ingegnere”, in poche parole ci stanno dicendo che noi meritiamo l’affetto e l’amore soltanto ed esclusivamente se.. e la stima degli altri.. esclusivamente se facciamo ciò che gli altri desiderano da noi. Cioè non c’è nessuno che ci insegna a dire “Bene sant’Iddio, cosa ti piace fare? Cosa ami fare? Chi sei? Che tipo di pianta sei? Diventa la pianta che sei” No, fin dall’inizio ci insegnano ad appagare le aspettative degli altri, spesso dei genitori, poi della famiglia. E spesso noi diventiamo adulti senza renderci nemmeno conto che siamo schiavi di un’idea. Siamo schiavi di un’idea, di un’idealismo, di una rappresentazione di una persona che non può esistere, la persona che vorrebbe il mondo tu fossi. Per fare questo spesso non viene usata la violenza ma bensì quello che viene definito senso di colpa. Infatti il senso di colpa è uno strumento che permette agli altri di manipolarci. Il senso di colpa è uno tra gli stati d’animo più assurdi che possano esistere. Non dovrebbero esistere i sensi di colpa, non bisognerebbe crescere con il senso di colpa. Il senso di colpa è l’idea che è colpa tua se qualcun altro sta male. Io lo definirei moralismo cioè attribuire a me le conseguenze degli stati d’umore degli altri. E’ come se io fossi colpevole una persona come gestisce la propria vita un’altra persona. Ma questo non dipende da me. Nessuno ci ha mai insegnato che le persone che ci vogliono veramente bene sono persone che ci lasciano volare, ci lasciano le finestre aperte, ci dicono “magari questa cosa è contraria alle mie idee, magari mi aspettavo altro da te, ma se ti voglio veramente bene è giusto che tu faccia ciò che realmente ti fa stare bene”. Benissimo, quello che vedo in giro è un sacco di persone che si sentono realizzate, sicure, che hanno stima di sé esclusivamente se appagano i desideri degli altri. E’ vero che ci si sente sicuri ad essere apprezzati dagli altri. Ma più ci saremo apprezzati per questo motivo dagli altri più perderemo il nostro individualismo e la nostra libertà. La libertà di esprimere quello che siamo, la libertà di diventare quello che siamo, la libertà di non giudicarci secondo i canoni prefissati dalla cultura. Perchè spesso siamo schiavi, spesso stiamo male non per malattie reali ma siamo schiavi perchè abbiamo delle catene mentali. Usiamo la stessa matematica da quando siamo nati per giudicarci.

Cambiamo paradigma matematico per valutarci. Per oggi direi che è sufficente. Quindi ricordate che il primo diritto è l’autonomia di giudizio. E questo lo dico a tutte le persone che fanno dipendere la loro vita dagli altri. Voi soli avete il diritto di giudicare il vostro comportamento e i vostri pensieri -assumendovi delle responsabilità certamente- ma voi soltanto. Arrivederci.

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2 Responses to “Assertività: Diritto di autonomia di giudizio”

  1. Piramidi egizie « Linker's Says:

    [...] Un link ad un ulteriore spunto di riflessione « Social networking e vita reale [...]

  2. xxx Says:

    l’uomo e’ se stesso soltanto quando si esprime, quando da’ voce alle proprie forze interiori. se questo non accade, se semplicemente “ha” anziche’ essere, l’uomo decade, si riduce a cosa, la sua esistenza gli appare priva di senso , diviene sofferenza. fromm.

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