nov 25

Imparare ad andare in bicicletta

Accade, talvolta,  che ciò di cui abbiamo bisogno non sia esposto, in evidenza sul primo scaffale, nella bella vetrina di una libreria.

Di solito quando entriamo in libreria troviamo i libri catalogati e suddivisi per genere.

Corridoi profumati e in ordine. E’ difficile perdersi.

Si trovano i libri più conosciuti, le ultime novità.

Poi se si supera la prima sala e si va fino in fondo, possiamo trovare una porticina. Poche persone la notano.

Ma se qualcuno decidesse di aprirla si troverebbe nel retrobottega della libreria.

Li è tutto un po’ in confusione. Ci sono delle grandi finestre che danno su di un bellissimo giardino, dove le foglie si staccano al vento e si fanno trasportare dal vento. Chissà dove…

Forse è li che troviamo i nostri libri, quelli le cui pagine sono piene delle esperienze raccolte durante il tempo della nostra vita.

E’ un luogo che possiamo trovare solamente rischiando e accettando di cadere.

Ho aperto questo libro casualmente e ho letto queste poche righe che hanno fatto sbocciare dei ricordi nella mia mente…

Testo tratto da Firenze in quattro stagioni di Paola Zannoner, Ediciclo Editore.

L’estate è anche la stagione in cui ho imparato ad andare in bicicletta. Avevo otto anni, mi pare, ed eravamo sul lungomare di Fano. Mio padre mi sorreggeva tenendo la mano sul sellino e mi ha incitato:
«Su,coraggio, vai!».
«Ma tu non mi lasciare».
«Non ti lascio, vai, pedala!».

Ho pedalato sempre più veloce e un po’ ubriaca di vento. Solo quando mi è caduto l’occhio sulla mia ombra solitaria, mi sono accorta che lui non c’era più, non mi sosteneva. Ma ormai andavo, e sapevo. Credo che s’impari così, con la spinta alla libertà che qualcuno t’imprime, ma anche con un po’ di tradimento frutto d’amore e d’orgoglio per averti restituito a te stesso, alla tua dimensione d’indipendenza, alla coscienza della tua forza.
Mio padre voleva dei figli liberi, autonomi, viaggiatori, responsabili di sé…

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